Identificare i disturbi nei primi anni

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Quando ci troviamo di fronte a un bambino con disordini dell’età evolutiva, è importante, oltre al professionista di riferimento, il supporto e la cooperazione dei genitori e insegnanti per migliorare lo sviluppo neurologico e permettere al bambino di riuscire nelle sfide della vita.

Se un genitore nota che qualcosa non va nel figlio, non gioca come ha fatto il fratello, si isola, appare molto agitato e irritabile, il linguaggio è in ritardo rispetto alla sua età, non tollera molti stimoli, consigliamo di cercare un professionista esperto e di non pensare che supererà il problema con la crescita. I primi tre anni di vita sono cruciali affinché tutte le connessioni cerebrali si formino in maniera più rapida e si riorganizzino permettendo un recupero tempestivo e ottimale delle funzioni. Si evita così che il bambino, giunto in prima elementare, cominci a manifestare problemi di apprendimento, comportamento e di socializzazione. Da grande il bambino diventerà meno capace di beneficiare di interventi terapeutici.

Uno dei più importanti segnali a cui bisogna prestare attenzione è l’assenza o uno sviluppo atipico del gioco. Il gioco sviluppa le funzioni cerebrali collegate all’immagine corporea, alla pianificazione motoria, all’organizzazione spaziale ed esperienze propriocettive-vestibolari-tattili. Spesso, quando un bambino non gioca allo stesso modo di un suo pari, i genitori tendono a pensare che non sia interessato, tralasciando che possa esserci un problema sottile di integrazione e processione sensoriale non visibile ai loro occhi.

Ci siamo chiesti perché oggi molti bambini sono disorganizzati, disattenti, ipercinetici e spesso anche infelici e tendenti alla depressione infantile?

La televisione, i tablet, i videogiochi, privano i bambini di molte esperienze sensoriali e motorie. Esse sono vitali per sviluppare la loro cognitività, il loro comportamento, la loro socializzazione e per affrontare le diverse sfide quotidiane della vita.

Per tale ragione, in particolar modo nella scuola dell’infanzia, le insegnanti non dovrebbero preoccuparsi di insegnare ai bambini a leggere o scrivere, piuttosto creare situazioni di gioco che includano esperienze tattili, vestibolari, propriocettive, visive, uditive attraverso il movimento con il proprio corpo.

Facendo sì che il bambino percepisca le informazioni provenienti dai muscoli, dalle articolazioni, dalla pelle e dal movimento per dare risposte adattive efficaci, preparando così il suo cervello per i futuri apprendimenti scolastici, per una buona autonomia e autostima e per i compiti che dovrà essere in grado di organizzare nella vita.

A tutti i genitori, professionisti e insegnanti ricordiamo che se il bambino ha un sistema nervoso ben organizzato, ci apparirà entusiasta, felice e desideroso di apprendere attraverso il gioco nuove abilità o competenze!

Autori: Erika D’Antonio e Francesca Tabellione

 

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